Non partecipare alla sperimentazione non significa poter attendere il 2030 senza intervenire.
Gli enti non inclusi nel primo gruppo di sperimentatori non devono anticipare obblighi, modelli o scritture non ancora definiti. Sarebbe inefficiente e rischierebbe di generare lavoro destinato a essere rifatto dopo gli inevitabili aggiustamenti della fase applicativa.
Ma l’inerzia sarebbe un errore altrettanto serio.
La scelta più razionale è avviare una preparazione graduale, concentrata sulle attività che saranno utili in ogni scenario e che, già oggi, rafforzano la qualità della gestione e della rendicontazione.
Le priorità sono cinque.
- Conoscere il patrimonio. Occorre verificare l’affidabilità dell’inventario, la riconciliazione con le scritture contabili, la presenza di cespiti non valorizzati o non aggiornati e la qualità delle informazioni disponibili su immobili, infrastrutture, beni mobili e partecipazioni.
- Mappare i processi contabili. Gli enti devono capire dove nascono oggi i dati economico-patrimoniali, quali uffici li producono, con quali tempi e con quali controlli. L’accrual richiederà informazioni che non possono restare confinate nell’ufficio ragioneria.
- Valutare i sistemi informativi. Non serve acquistare subito nuove piattaforme. Serve però verificare se l’attuale software contabile, il patrimonio e i gestionali settoriali possono dialogare, estrarre dati affidabili e supportare future elaborazioni.
- Costruire competenze interne. Ragioneria, patrimonio, personale, lavori pubblici, tributi e servizi tecnici dovranno condividere un linguaggio comune. La formazione non può iniziare quando il nuovo sistema sarà già obbligatorio.
- Seguire la sperimentazione e apprendere dagli esiti. Gli enti fuori dal perimetro devono monitorare linee guida, FAQ, modelli e criticità che emergeranno dai soggetti sperimentatori, trasformandoli progressivamente in una propria roadmap interna.
Il vero vantaggio degli enti non sperimentatori è il tempo per apprendere dagli errori altrui. Ma questo vantaggio esiste solo se viene usato.
Attendere passivamente le istruzioni definitive significherebbe arrivare alla scadenza con inventari fragili, dati non riconciliati, software non adeguati e personale non preparato. Prepararsi con metodo, invece, consente di trasformare l’accrual da adempimento tardivo a leva di conoscenza del patrimonio, dei costi e della sostenibilità dell’ente.